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IL GIARDINO DELLE ROSE "Un importante pezzo del nostro sogno"


Tutto è partito da una rosa gialla arrampicata su un pilastro di cemento, nel portico davanti all'ingresso della villetta di Milano in Via Veglia 40, tanti anni fa. Nostra madre Rita, venuta a vivere nella casa di papà dalla lontana Tuscia, portò con sè quel bagaglio di passione/amore/competenza per la bellezza della natura romantica e incantata che caratterizza le sue terre d'origine. Con le colline della Toscana negli occhi, gli oliveti che tingono i paesaggi di verde argento, le alture disseminate di mura in pietra possenti e diroccate, gli orci di terracotta traboccanti di essenze e meraviglie, la mamma cominciò a trasformare - anzi, trasmutare - piano piano il giardino. Si trattava infatti di un'opera alchemica, qualcosa che a partire da terra e radici stava già lavorando sulla materia stessa della vita, trasformando il futuro della nostra famiglia.



Una pergola di vite americana andò a creare un bersò nell'angolo a destra del giardino, dove un tavolo ombreggiato avrebbe accolto i nostri estivi pranzi del sabato - delizia infinita. Bulbi, gardenie, alloro, rosmarino, persino un pero vivevano in quel piccolo fazzoletto di terra sovrastato dalle tristi facciate dei palazzoni marroni costruiti intorno a casa nella metà del Novecento, mentre la città continuava a popolarsi... Dalle finestre tutte uguali, guardando in su, vedevo i fili tesi del bucato, dai quali pendevano i tessuti che caratterizzavano la cucina di qualche vecchietta milanese. Così mi immaginavo io. Canovacci, tovagliette di cotone, canottiere... I compagni di vite regolari scandite dai rintocchi di una pendola da muro... Nella penombra delle tapparelle, abbassate per non far entrare il caldo e il sole, immaginavo michette di pane fatte a rosetta, il latte comperato nel negozio sotto casa dal signor Cataldo, le fettine di carne del macellaio... Tutto pacato e misurato, tutto nello standard, come quelle finestrelle tutte uguali, a decine, che guardavano in lontananza sul nostro giardino. La nostra casa invece no, era speciale. Nel giardino c'erano farfalle e lucertole, il sole scaldava sempre i muri gialli, sui pilastri in cemento bianco che sostenevano la tettoia sopra il portoncino di legno c'era anche un glicine, sull'angolo di edificio che girava nel giardino. Quel colore viola-azzurro contrastava meravigliosamente con il giallo pallido dell'intonaco, con il giallo brillante dei boccioli delle rose. Dentro casa c'erano già degli strumenti musicali (importantissimo dettaglio nell'immaginario di una bambina!) e in cucina c'erano le pentole di rame appese ai muri. Decisamente, quella era una casa che stava per germogliare in qualcosa di nuovo, che sarebbe sbocciata ed esplosa in un progetto grandioso, come ha fatto pochi giorni fa il nostro incredibile roseto.

Come oramai molti di voi sapranno, mamma e papà ci hanno messo poco più di dieci anni a trasformare la casa di Milano in un palazzo delle meraviglie, coltivando al contempo il sogno della campagna. E infine, nel 1994, ecco l'incontro con il Castello di Gropparello, nel quale in capo a pochi mesi venimmo a vivere, comprando mura secolari, ponte levatoio, bosco, rocce millenarie e... Fantasmi.


Ma quello era solo l'inizio! La mamma non intendeva fermarsi. Ogni pagliuzza dorata dei suoi occhi nocciola era un desiderio pronto a scintillare in una sfolgorante realtà. (Non ce l'ha solo lei le pagliuzze dorate negli occhi. Le abbiamo tutti! Ma bisogna sapere utilizzarle per realizzare i sogni...)


La mamma, che legge e si informa, viaggia e sogna, sorride e progetta, cucina e incanta, aveva negli occhi anche i giardini della Malmaison. Questa magnifica Joséphine Bonaparte - mentre il marito in alta uniforme cercava di conquistare il mondo partendo dalla Francia, dall'Egitto e dal nord Italia - fra un banchetto e un ritratto aveva trovato il tempo di interessarsi di piante rare e affascinanti, e in particolare si era interessate alle rose. Aveva deciso di collezionarle tutte, mandando scienziati, avventurieri, giardinieri a cercarne di lontane e sempre nuove, e intrattenendo scambi epistolari con botanici di altre parti del mondo. Aveva anche orchidee rare ed esotiche, un lago con cigni neri e incredibili rose orientali. Le rose erano le regine dei suoi giardini! Così Joséphine mandò a chiamare il pittore Redouté e gli affidò il compito di ritrarre alla perfezione le rose più belle della sua collezione.

Non so se mia madre sapesse tutte queste cose... Probabilmente sì. Ha una mente capace di cogliere ispirazione dalla natura scientifica delle cose per tradurla in un grandioso e vivo affresco di sensazioni, che coinvolge ed emoziona. Quindi a lei interessava ricreare quell'esperienza sinestetica, la gioia di coltivare e lo stupore di veder sbocciare infinite rose, scientificamente selezionate per varietà e caratteristiche, in modo da creare una mappa della storia della rosa, un viaggio attraverso le intuizioni di botanici appassionati, una civiltà dopo l'altra. A me commissionò la visita alchemica al giardino, che con molta poesia chiamò Il Museo della Rosa Nascente.


Molti lo sanno, la vera svolta del giardino è arrivata con Gabriele, mio cognato. Lui è entrato in questo giardino quasi dieci anni fa, e con la capacità innata e la caparbietà profonda di chi è nato nella natura e ha appreso i suoi segreti più intimi, ha cominciato a lavorare senza sosta zappettando, potando, concimando, annaffiando, legando ogni ramo che sporge... Arrampicandosi ovunque. A qualsiasi ora spunta da un cespuglio con un paio di forbici in mano, togliendo gli sfioriti, senza sosta, con gesti calmi e precisissimi... Silenzioso, implacabile e onnipresente come lo spirito stesso del giardino. Gabriele ha portato con sè una nuova e magica energia, che ha talmente nutrito questo giardino, si è talmente legata a ogni singola pianta, che a maggio quando i fiori sbocciano sono ogni anno sempre più grandi, talmente protesi verso l'alto che sembra debbano gareggiare.... Fiori turgidi e pieni, così carichi di petali e talmente carnosi, che lasciano senza fiato. Sembra si sporgano per farsi vedere tutte quante dal loro abilissimo custode... Felici di essere ammirate.




Cento varietà di rose, migliaia di piante sparse fra aiuole, sentieri, terrazze, cortili e pergole.

Un progetto nato più di dieci anni fa, che vive in sintonia con la nostra famiglia.


La natura ha tanti aspetti diversi. Può essere selvaggia e indomita, incontaminata e adamitica, sacra e pagana, rilassante e infinitamente dolce, oppure vendicativa e distruttiva.


Nel bene e nel male, la Natura è come il Destino: una forza implacabile.


Uno dei sogni che ci accompagnano da sempre è quello del parco di roseti. Dai giardini della Malmaison ai rosai dei castelli delle fiabe, dalle leggendarie damascene orientali alle raffinatissime rose cinesi, questo fiore soave di incantevole bellezza illumina con la sua grazia effimera i giardini di palazzi, regge e romantici cottage, regalando fioriture spettacolari dai profumi intensi. Abbiamo scelto alcuni vivai famosi per mettere insieme la nostra collezione. Tutte le rose che potete ammirare da noi provengono dal vivaio francese di Meilland, dall'italiano Barni e naturalmente dall'inglese David Austin.


Abbiamo impiegato anni a far crescere le rose del nostro giardino. Le rampicanti lungo archi, balaustre e pergole; le tappezzanti che ricascano da vasi, aiuole e orci; quelle a fusto alto che svettano fiere e rigogliose nelle aiuole della Masseria.

UNA SUGGESTIONE INFINITA - La rosa è la grande protagonista dei nostri giardini. Ma è accompagnata da essenze caratteristiche come timo, santoreggia, rosmarino prostrato, lavande, salvia, elicriso, menta, malva, melissa, ruta, basilico... E non mancano gli olivi, i limoni, i peri cotogni, i corbezzoli, la serenella, un vecchio mandorlo, la sanguinella, il fiore d'angelo, la vite.


ALCUNE VARIETÀ DEL NOSTRO ROSETO

A sinistra Paris Match di Meilland, una rosa dotata di abbondante fioritura, con fiori grandi profumati, dalla forma perfetta, di un color rosa porpora. Seconda e terza foto Baronne Edmond De Rotchild, di Meilland, rampicante. Il superbo fiore turbinato di circa 40 petali di un insolito color porpora solferino a rovescio argentato sprigiona un profumo rosa di maggio potente e delizioso.

Due bellissime David Austen nel castello. Glamis Calstle a sinistra, Alba Maxima al centro e a destra.

Atronomia di Meilland, è dedicata all'Osservatorio di Parigi, il più antico degli osservatori moderni. Questa pianta non può lasciare indifferenti con i fiori a 5 petali che fanno pensare ai rami di una stella da dove fuoriesce un bouquet di stami rossi molto decorativi.

A sinistra e al centro una rosa muscata (spinosa e pelosa, i suoi boccioli sembrano copertina di muschio!!!). A destra una rosa antica, la Tête d'Or, con i petali divisi in quarti.


LE NOSTRE ROSE SONO DISSEMINATE PER TUTTA A PROPRIETÀ! Puoi vederle visitando il castello, le Gole del Vezzeno e pranzando alla Taverna Medievale. Maggio e giugno sono in assoluto i mesi migliori, ma molte fioriture tornano abbondanti in estate e in autunno.

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