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OlioEVO al Castello! 28 giugno - Evento gastronomico in collaborazione con Slow Food

Aggiornamento: 13 giu 2023



Storia, cultura e sapore. Storia dei luoghi, dei popoli, dell'uomo che ha abitato la terra traendone sostentamento e piacere. Cultura del cibo, del gusto, della trasformazione delle materie prime per ricavarne tesori di inestimabile valore. Come l'Oro Verde... Prezioso elisir di bellezza e di lunga vita.

Terra di Liguri la nostra. Poi di Romani e infine di castelli. Vigne e olivi contraddistinguono le radici delle nostre tradizioni agricole e produttive!


Ecco perché quest'anno l'olio arriva al Castello di Gropparello con un evento speciale, fatto di esperienza e conoscenza, per farci tutti insieme una preziosissima cultura esplorando sapori e visitando il territorio che questo olio lo sta producendo... Con enorme successo.


L'evento si terrà mercoledì 28 giugno, continuate a leggere e scoprite di più...


Il Castello di Gropparello e Slow Food Piacenza

organizzano

al Castello di Gropparello

la Serata Esperienziale OlioEVO al Castello

per celebrare

l’ingresso del primo Evo/Extravergine Emiliano/Piacentino prodotto da Az. Agr. Bononi “Gli Olivi di Gianpa” nella Guida Nazionale agli Extra Vergini 2023 di Slow Food

L’Az. Agr. Bononi produce 458 Monocultivar bianchera e Incanto Sublime blend di varietà autoctone abbinate a cultivar nazionali.

Mercoledì 28 Giugno 2023 ore 18:00


Programma

◦ Ore 17:45 Ritrovo in Piazza Roma a Gropparello

◦ Ore 18.00 Visita all'Uliveto di Gianpaolo Bononi - Produttore di Incanto Sublime e

monocultivar Bianchera 458 - presso Fraz. Perossi di Gropparello

◦ Ore 20.00 Visita guidata al Castello di Gropparello a cura dei proprietari - saranno

presenti Rita, Gianfranco e Chiara Gibelli

◦ Ore 20:30 Cena nel Giardino Segreto della Taverna del Castello

La cena sarà guidata da Alessandro Villa Faccini - Sommelier dell'Olio, che guiderà anche le degustazioni, coadiuvato nel servizio dei vini e degli oli dal sommelier Matteo Cordani.


La cena è nell’esclusivo Giardino Segreto della Taverna del Castello, con portate studiate personalmente da Rita Gibelli con la Chef Paola Capra e la Sous Chef Francesca Gibelli, e sono state pensate per esaltare differenti oli extravergine di oliva recensiti sulla guida agli Extravergini Slow Food Editore e che verranno degustati durante la serata. Ogni piatto merita un suo specifico olio che ne esalti i profumi e i sapori, e le materie prime utilizzate sono proprio a km 0 dal Castello.




Ci sono storie, tradizioni gastronomiche, prodotti che fanno di un territorio un’esperienza turistica unica: agricoltori, artigiani, esperti e degustatori, insieme ai proprietari del castello di Gropparello, saranno i narratori della loro terra.


1 - L’esperienza della serata inizia in campo, passeggiando tra gli olivi insieme a Gianpaolo Bononi dell’az. agricola Gli Olivi di Giampa, precursore della reintroduzione degli olivi nel piacentino, per scoprire la biodiversità delle olive e conoscere un sogno divenuto realtà.


2 - La visita prosegue al Castello di Gropparello, antichissima rocca medievale costruita su un castrum romano che sorvegliava la strada per Veleja.

Oggi proprietà della famiglia Gibelli - che lo abita dal 1994 promuovendo la ricerca storica, le esperienze in castello, la valorizzazione del patrimonio culturale, naturalistico e gastronomico del luogo e del territorio circostante – il castello segue e prosegue perfettamente le tematiche affrontate nell’oliveto. Anche qui infatti siamo di fronte a un sogno divenuto realtà (l’acquisto del castello, il venirci a vivere cambiando completamente la propria vita, la scoperta di un mondo nuovo e più ricco di significato e di bellezza…) ma anche il tema del mondo Medievale che segue il mondo romano ereditandone simboli e cultura.


3 - Cena alla Taverna Medievale del Castello. Il sommelier dell'olio Alessandro Villa Faccini condurrà le degustazione nell'arco di tutta la serata, accompagnandoci alla scoperta dei sapori, degli abbinamenti e delle caratteristiche organolettiche degli oli scelti per questo evento, fra cui primeggi 458, il festeggiato!


Durante la serata interverranno anche altri esperti. Naturalmente Gianpaolo Bononi, dell'Az. Agr. gli olivi di Gianpa, produttore di 458; Mauro Carboni, agronomo e esperto di biodiversità e olivicoltura; Francesca Beretta, biologa e nutrizionista; Antonio Montano, fiduciario di Slow Food; Maria Rita Trecci Gibelli, la padrona di casa, la cui famiglia nel viterbese ha una tradizione di produzione dell'olio extra vergine di oliva inaugurata dal padre, Commendator Pierluigi Trecci. Ci saranno, coincidenza straordinaria, anche due produttori di Viterbo, scelti da Alessandro Villa Faccini. Il Vulcino e Semi di Tuscia porteranno i loro oli, che saranno degustati e abbinati ai piatti.



Inoltre... I vini scelti per gli abbinamenti sono inseriti nella guida Slow Wine, e sarete felici di conoscerli! Un altro protagonista della serata sarà IL PANE. Fatto in casa con ricetta della castellana, questo pane dal sapore antico vi sveglierà tanti ricordi! Le farine utilizzate per la sua preparazione sono farine locali di Elisabetta Montesissa. Nel menu saranno presenti altre sorprese della produzione delle nostre parti, come le Uova delle galline Felici di Biofilia, le verdure dell'orto di Johanna di Agricoltura dei Camilli, il succo di mele antiche sempre di Biofilia...


UN MENU DA LECCARSI I BAFFI, fatto di amore, esperienza e ricordi di famiglia




 

La Storia del 458

Gianpaolo Bononi è un produttore di origine milanese che ha fondato questo progetto inseguendo un sogno e cambiando completamente vita. Negli anni la sua tecnica di coltivazione - biologica, attenta, accurata - lo ha portato a creare un prodotto dalle caratteristiche straordinarie, che si è fatto largo nel panorama degli oli italiani fino ad affiancare realtà prestigiose e raggiungere un bellissimo traguardo. In questo viaggio verso la meta, Gianpaolo ha avuto chi credeva in lui e nel suo prodotto. Questo successo, accolto con orgoglio e gratitudine, merita di essere festeggiato e celebrato, ma non solo. Ci fa venire voglia di raccontare a tutti, sempre di più, che il risultato finale è solo una piccola parte del viaggio. Il vero successo è tutto ciò che sta dietro, il lavoro continuo nel tempo, sulla terra e su sé stessi – come la ricerca dell’alchimista con la pietra filosofale… Alla fine, dalla terra nera ecco che sgorga l’oro. Lo studio, la passione, l’impegno a seguire le procedure a regola d’arte, per ottenere sapori, proprietà nutritive e qualità organolettiche che senza queste condizioni specifiche non possono mai esistere. Dietro alla preziosa bottiglietta scura di un olio extravergine di oliva c’è un mondo di conoscenza che incanta e meraviglia. Chi studia la composizione del terreno, il clima e l’esposizione del campo, l’ecosistema del luogo e la sua storia biologica. Chi indaga le proprietà nutrizionali, gli effetti sull’organismo, le capacità curative per i tessuti del corpo. Chi ne ama profondamente le qualità gustative, l’oro intenso e la trasparenza preziosa carica di note olfattive. Una memoria millenaria della tavola. Dietro all’olio di Gropparello si sono radunati tanti esperti, tanti talenti… Stiamo creando un grande evento che ve li farà incontrare tutti!


MA... COME SI SPOSA LA "PRODUZIONE" CON LA "STORIA"? Conoscere la storia del cibo, delle ritualità ad esso collegate, significa seguire la storia dei luoghi, delle risorse locali, dei modi in cui gli abitanti del territorio hanno saputo utilizzarne trasformarle facendone tesoro... Significa seguire i viaggi, gli spostamenti, le scoperte, i cambiamenti... Significa conoscere la storia di una cultura. Mangiando, noi ci nutriamo, ma nutriamo anche il nostro spirito, le sue radici più profonde, fatte di identità e attaccamento alla terra di origine.


PANE, VINO E OLIO, LA PERFETTA TRIADE DA ROMA ANTICA AGLI ALTARI MEDIEVALI.

La triade vegetale che identificava la civiltà romana contrapponendola al mondo barbarico - la spiga di grano, la vite e l’olivo – si trasferisce nel mondo del Medioevo cristiano con i tre elementi cardine della liturgia: il pane e il vino dell’Eucarestia, l’olio santo dei sacramenti. Pane, vino e olio sono i protagonisti della Vita, anche nella civiltà contadina. I cereali che potevano seccare e conservarsi nel lungo inverno, fornendo infiniti nutrienti preziosi per la sopravvivenza e per il metabolismo del corpo e del cervello. Il vino, preziosissimo liquido nutriente e calorico, che conserva gran parte delle vitamine, dei Sali minerali, degli antiossidanti dell’uva… Scalda gli animi, rinfranca lo spirito, crea convivialità, consacra la condivisione del cibo e le alleanze, disinfetta l’acqua (importantissimo nel mondo medievale). L’olio, oro vegetale, già tenuto in altissima considerazione da greci e latini, la cui alimentazione era molto salutista e si basava in gran parte su cereali e verdure, frutta, semi, pesce e poca carne. Pochissimi grassi animali (olio contro burro e strutto). Molti letterati romani lasciano riflessioni sul fatto che i barbari fossero in grado di digerire i grassi animali molto meglio dei romani, per i quali invece risultavano troppo pesanti. L’olio invece contribuiva alla longevità del popolo romano, combattendo i danni della vecchiaia sul corpo. I romani avevano una grande conoscenza dei processi naturali che tengono il corpo in salute. Le terme rientrano fra le cure ordinarie, come anche i bagni a temperature diverse (calidarium, tepidarium e frigidarium). A Veleja Plinio il Vecchio esaltava le straordinarie proprietà delle acque estratte dal ricchissimo sottosuolo, che donavano ai velejati una straordinaria longevità. A Veleja i patrizi romani andavano in vacanza per le terme (i cui pavimenti si conservano ancora oggi negli scavi). Giulio Cesare conquistò la Gallia, e Veleja diventò la porta di accesso dalla Gallia Cisalpina all’Italia. Un fronte importantissimo, simbolico, carico di romanità. Le terme, il vino (Cesare apprezzava molto il Gutturnio, e i romani inventarono una coppa apposita per berlo, detta gutturnium) e probabilmente l’olio. Col crollo dell’impero romano d’Occidente Velleja cadde in abbandono. Ma ben presto questo territorio fu affidato dai re Longobardi alla Chiesa di Piacenza (donazione del monastero di Valtolla). Gropparello viene reclamato nell’808 dal vescovo di Piacenza Giuliano II che ne ottiene l’investitura da Carlo Magno. Il castello viene riedificato in pietra dopo il Mille, assieme alla costruzione della pieve di Gropparello. Una presenza costante della Chiesa, dunque, che probabilmente testimonia una consuetudine vecchia di secoli… E la Chiesa, si sa, è il traide d’union fra mondo romano e mondo medievale, conservando, salvando e reintroducendo conoscenze e tecniche, come la coltura della vigna e i segreti della fermentazione del vino. Quindi perché non il prezioso ulivo, magia d’oriente, miracolo della civiltà classica, oro vegetale, fuoco delle lucerne, farmaco del corpo, albero della rinascita? L’olivo risorge, ributtando i nuovi cacci dalla base del fusto vecchio. Che l’olivo sia “risorto” anche nella Storia di Gropparello, non è un fatto improbabile.


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